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Campionato 1950
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IL
CALCIO
AD AMPEZZO
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Ad
Ampezzo di calcio si inizia a parlare all’alba degli
anni Venti. La prima vera squadra risale al 1923, una
squadra allestita dai pochi studenti di allora che, di
ritorno in paese dai collegi per le vacanze estive,
portavano con sé qualche pallone rimediato dopo le
sfide nei cortili dei collegi. I campi erano quelli che
erano, molto spesso prati i cui proprietari erano più
intransigenti di un arbitro severo e non si limitavano a
sospendere le partite, ma cacciavano via i giocatori
dopo aver loro requisito il pallone. Si tentò anche di
approntare un campo sul greto del Lumiei, dovendo fare i
conti però con le piene che spesso cancellavano quello
che fino al giorno prima era stato un campo quanto meno
accettabile. La difficoltà nel reperire un campo di
gioco, però, non scoraggiò affatto quei meravigliosi
pionieri, capaci di dare vita, con i coetanei di Villa
Santina, Preone, Socchieve, Raveo ed Arta, ad incontri
memorabili ma purtroppo non… documentabili! E’ chiaro
come di questo periodo manchino notizie certe ed in
qualche modo attendibili: la mancata calendarizzazione
degli eventi rendeva tutta l’attività molto precaria ed
il più delle volte si trattava di incontri amichevoli o
di tornei estemporanei, con la formula inventata
all’ultimo momento, quando era certo il numero delle
squadre e sicura la disponibilità di un campo, senza
segnatura, molto spesso, quindi, quasi sconfinato, e con
le porte costituite da indumenti o massi di un certo
volume. Partite epiche, rimaste nei ricordi di chi le ha
vissute, di cui, però, purtroppo, manca anche la minima
testimonianza. Quei ragazzi però stavano gettando le
basi per quella che poi sarebbe diventata una delle
squadre simbolo del calcio carnico e quindi, magari
senza saperlo, stavano facendo qualcosa di grande.
Siccome non si possono ricordare tutti, per rendere loro
il giusto tributo ricordiamo la figura che, senza ombra
di dubbio, è alle origini dell’ U.S.A.: Giovanni Del
Missier. Nato il 2 ottobre del 1909, Giovanni perse il
papà quasi senza conoscerlo (il padre morì, infatti,
quando lui aveva un anno) e la mamma all’età di 11 anni.
Le tristi vicende della vita lo responsabilizzarono
molto prima del previsto: se ne presero cura le zie, che
lo mandarono a studiare ad Arsero, in provincia di
Vicenza. Gli studi tecnici, portati a compimento con
successo, gli permisero una vita dignitosa ed un posto
di responsabilità in una ditta della “sua” Ampezzo.
Giovanni, in paese, era noto con il soprannome di
Gjovanin di Napuli. Il soprannome non rispecchia
risvolti geografici ma storici. La sua famiglia,
infatti, abitava in un casa con uso di osteria,
l’osteria conosciuta come “Lì di Napuli”, nel senso di
Napoleone, anche se resta da chiarire la connessione tra
Ampezzo ed il Grande Corso… Ma torniamo a Del Missier:
il suo lavoro nella ditta, tra libri paga econtabilità
da controllare, non gli impediva di pensare allo sport,
la sua grande passione. Non appena ventenne fondò, in
pratica, la società sportiva, alla quale dedicò energie,
entusiasmo e tanta, tanta parte della sua straordinaria
esistenza. |
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Più
semplice ricostruire in maniera maggiormente articolata
e schematica la vicenda calcistica ampezzana dal 1945 in
poi. Fu l’anno della preparazione di quella che sarebbe
diventata la squadra di calcio per gli anni a venire,
quella che nel 1946, dopo una serie di incontri con il
Tarvisio, il Domegge ed il Grado, inizia a partecipare
ai vari tornei della zona, fino ad arrivare, rodatissima,
al 1949, al primo campionato “Carnico”, organizzato dal
C.S.I. e due anni dopo al “Carnico” vero e proprio
indetto dalla Federazione Gioco Calcio. I primi anni
sono scanditi da risultati piuttosto mediocri (a metà
classifica o nelle posizioni di coda) e nel 1965,
addirittura, la squadra non venne neanche iscritta al
campionato: si stavano facendo i lavori di sistemazione
del campo di gioco e trasferirsi in un altro paese per
le partite interne venne ritenuto troppo oneroso, anche
perché gli sforzi finanziari erano tutti rivolti alla
costruzione del nuovo impianto. Nel 1966 ci si torna ad
iscrivere, ma il risultato non è dei più incoraggianti:
i biancorossi (i colori scelti durante i primi tornei
C.S.I. non cambiarono più) sono inseriti nel girone “C”
ed alla fine della stagione otterranno l’ultimo posto,
con una vittoria, 5 pareggi ed 8 sconfitte.
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Toccato il fondo in tutti i sensi, si comincia a
risalire: l’anno dopo, infatti, il girone è sempre lo
stesso, il “C”, ma lo si chiude al primo posto, che dà
il diritto a partecipare allo spareggio per il titoloLa
gara si svolge a Moggio Udinese e l’Ampezzo viene
battuto dall’Edera per 4 a 2. Buono il comportamento
della squadra anche la stagione successiva: l’Ampezzo,
infatti, manca per un solo punto il diritto a disputare
lo spareggio, che vedrà di fronte Edera e Paluzza. Ed
eccoci al 1969, al primo storico scudetto! Il presidente
Aldo Bertoli ed il direttore tecnico Franco Martinis
avevano allestito una squadra di tutto rispetto: i
titoli appena sfiorati nelle precedenti stagioni avevano
ricaricato l’ambiente e c’erano, insomma, le giuste
aspettative. Anche il tecnico Luigi Josio era convinto
di avere fra le mani una grande squadra. Le prime
amichevoli precampionato, però, raffreddarono di molto
gli entusiasmi. Il campionato, però, si rivelò del tutto
diverso. Un girone d’andata travolgente proiettò gli
ampezzani al primo posto con 4 punti di vantaggio
sull’Edera. Un leggero appannamento in coincidenza con
le prime giornate del girone di ritorno viene assorbito
senza danni ed ormai si vola verso il titolo. Il finale
sembra scritto da un autore di libri gialli: si arriva
all’ultima giornata con l’Ampezzo avanti di due punti
rispetto all’Edera e con il calendario che prevede Edera
– Ampezzo! Alla squadra di Josio serve un punto e quel
punto viene conquistato dopo un incontro che dispetto
dello 0 a 0 finale si rivela intenso ed appassionante.
E’ il periodo d’oro dei biancorossi che si ripetono
nella stagione successiva, nel 1973 , nel 1979 e nel
1980. Sono successi che vanno aldilà del mero risultato
sportivo, perché la squadra riesce a coinvolgere
l’intero paese: si organizzano feste, manifestazioni ed
incontri di ogni genere. L’Amministrazione Comunale non
rimane insensibili a questi successi e si adopera per
ristrutturare l’impianto sportivo, che per funzionalità
ed efficienza richiamerà tante squadre di serie A per
svolgere la preparazione precampionato. Ampezzo,
insomma, in questi anni è la capitale del calcio carnico!
Finita la generazione vincente, seguono annate
caratterizzate da alterne fortune. Si sprofonda
addirittura in Terza categoria, si torna su e si scende
giù. In ascensore, insomma, fino all’atroce beffa del
2001, quando negli ultimi 90’ i biancorossi perdono un
titolo che sembrava già vinto: si arriva all’ultima
giornata ed i biancorossi sono appaiati in classifica
all’Arta, con il Cedarchis tre punti dietro. Ampezzo ed
Arta giocano entrambe in trasferta, con i termali
impegnati sul difficile terreno di Imponzo, mentre per i
biancorossi c’è la trasferta di Priuso. Mal che vada,
insomma, si potrà andare allo spareggio. Ed invece
niente: mentre un’Arta prudente ed accorta impatta con
il Real, l’Ampezzo frana a Priuso e addio sogni di
gloria. Il titolo appena sfiorato getta nello sconforto
e nella delusione la squadra che l’anno successivo
sprofonderà addirittura in Seconda, qualificandosi,
però, per la finale di Coppa Carnia, dove sarà ancora l’Arta,
però, a far svanire le illusioni di vittoria: 3 a 2 per
i rossoblu ed Ampezzo in partita solo negli ultimi
minuti, quando con due reti in pochissimo tempo rimette
in discussione un 3 a 0 che a 15’ dalla fine sembrava
una sentenza. Il resto è storia di questi giorni. |
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